Quanto guadagna davvero su un libro (cartaceo) una casa editrice?
(Spoiler: molto meno di quanto si pensi)
C’è una domanda che aleggia spesso attorno al mondo dei libri, anche se raramente viene posta in modo diretto e al diretto interessato: quanto guadagna un editore?
La risposta breve è: poco.
La risposta lunga merita qualche spiegazione in più.
Abbiamo chiesto al nostro editore, Barbara Cinelli, di fare un po' di chiarezza!
"Dietro ogni libro che arriva sugli scaffali (fisici o digitali) c’è una filiera fatta di persone, competenze, tempo e investimenti continui. E, contrariamente a quanto si potrebbe immaginare dall'esterno, il margine reale di chi pubblica è molto più sottile di quanto sembri."
Il prezzo di copertina non è il guadagno della casa editrice
Partiamo da un equivoco molto diffuso: se un libro costa, per esempio, 15 euro, non significa che quell’importo entri netto nelle casse della CE.
Da quella cifra vanno tolti:
* la percentuale del distributore, della libreria e della promozione libraria (e possiamo comodamente calcolare un 60%);
* l’IVA, che è l’editore che assolve e non è carico del consumatore;
* i costi di stampa;
* le royalty dell’autore;
* i costi redazionali (traduzione, editing, revisione, impaginazione);
* grafica e copertina;
* promozione e comunicazione.
Quello che resta è il margine reale. E spesso è molto piccolo. Si arriva al 10% del prezzo di copertina se va tutto bene (da tassare).
Un libro inizia a “rendere” dopo molto tempo (se rende)
Prima ancora di vedere una sola copia venduta, l'editore ha già investito soldi e tempo. Ogni titolo richiede mesi di lavoro e una spesa iniziale concreta: traduzioni da pagare, professionisti coinvolti, copertine da progettare, file da preparare, promozione da avviare.
Il ritorno economico, quando arriva, è graduale e distribuito nel tempo. E non tutti i libri lo garantiscono.
La verità è che molti servono soprattutto a costruire catalogo, identità editoriale e rapporto con i lettori. Non necessariamente a generare guadagni immediati.
Il vero equilibrio è nel lungo periodo
Una casa editrice non si regge su un solo bestseller, ma sull’insieme del suo catalogo. Ci sono libri che vendono molto, altri che avanzano piano ma sono costanti, e altri ancora che hanno un valore culturale o identitario più che commerciale.
Il fulcro del lavoro dell’editore sta proprio qui: trovare un equilibrio tra passione, qualità e sostenibilità.
Perché allora si continua a farlo?
Perché pubblicare libri non è solo un’attività economica. È una scelta, spesso testarda, di investire nelle storie, negli autori e nei lettori. È un lavoro fatto di numeri, sì, ma anche di visione e fiducia.
E quando un libro trova il suo pubblico, anche lentamente, ripaga in modi che vanno oltre il semplice guadagno.
Una casa editrice guadagna quando un libro riesce a trovare la sua strada nel tempo. Quando un catalogo cresce e si consolida, conquistandosi la fiducia dei lettori e delle lettrici. Quando questi continuano a cercare quelle storie, anno dopo anno, anche grazie al passaparola. E se la casa editrice ha un proprio shop online, guadagna (di più) quando i lettori scelgono di sostenerla da lì.
Ma soprattutto, guadagna poco alla volta. Molto alla volta, quasi mai.
E forse è anche questo che rende il mestiere così ostinato e, in fondo, così pieno di senso.
Articolo a cura di
Barbara