L’insostenibile leggerezza del rosa: come (ri)scoprire il valore del romance

L’insostenibile leggerezza del rosa: come (ri)scoprire il valore del romance

Ma contro i sentimenti siamo disarmati, poiché esistono e basta – e sfuggono a qualunque censura. Possiamo rimproverarci un gesto, una frase, ma non un sentimento: su di esso non abbiamo alcun potere. 
(Milan Kundera, L’identità)


Siamo a luglio, molti di noi stanno preparando le valigie e, puntuale come l’eritema solare il primo giorno di mare, si ripresenta la solita, temutissima domanda: cosa ti porti da leggere in vacanza?
Per decenni, il mondo editoriale ha risposto a questo interrogativo tracciando un confine netto e spietato. Da una parte i tomi impegnati, quelli da esibire con malcelato orgoglio sui lettini degli stabilimenti balneari per dimostrare il proprio spessore intellettuale; dall’altra le fantomatiche letture da ombrellone.
Il romance estivo è stato a lungo relegato in questa seconda categoria. Un passatempo frivolo, una concessione colpevole per far riposare i neuroni tra un bagno e un mojito. Ma è davvero così? O forse siamo di fronte a un gigantesco malinteso letterario?

Il mito del genere minore

Chiamiamola l’insostenibile leggerezza del rosa. Per molto tempo, la critica ha confuso la scorrevolezza con la superficialità. Sembra quasi che, se un libro non è in grado di lasciarti un senso di vuoto esistenziale all’ultima pagina, non abbia valore. Come se la gioia, la scoperta dei sentimenti e la garanzia di un lieto fine fossero colpe da espiare o, peggio, piaceri infantili di cui vergognarsi.
Eppure, se guardiamo oltre i pregiudizi, c’è un dato di fatto innegabile che da un po’ di tempo a questa parte sta facendo tremare i polsi a molti puristi: il romance non è il parente povero della letteratura. È il motore pulsante che la sta tenendo in vita a livello globale. È il genere che sta sbancando le classifiche, dettando i trend sui social media e trascinando milioni di nuovi lettori nelle librerie.


La complessa architettura della leggerezza

Il vero segreto che sfugge ai detrattori è che raggiungere la tanto decantata arte della leggerezza è, tecnicamente parlando, un’impresa titanica.
Scrivere facile è la cosa più difficile del mondo. Costruire una chimica palpabile tra due personaggi senza cadere nei cliché, orchestrare tensioni emotive in grado di tenerci incollate alle pagine fino alle tre del mattino, e soprattutto garantire un Happily Ever After che risulti credibile, sudato e appagante, richiede un’ingegneria narrativa formidabile. La leggerezza di un buon romanzo rosa non è il prodotto del caso o della banalità: è il risultato di un lavoro di fino, in cui chi scrive scompare per lasciare spazio a un’immersione sensoriale e psicologica totale.


L’estate come rito di iniziazione

Ecco perché le vacanze non dovrebbero essere considerate una sorta di zona franca in cui abbassare l’asticella della qualità per ripiegare su qualcosa di considerato sciocco, ma piuttosto un terreno fertile per l’esplorazione e, appunto, per scoprire il valore reale di queste storie.
L’estate è il momento in cui ci spogliamo degli strati pesanti, sia fisici sia mentali. È l’occasione perfetta per abbandonare lo snobismo intellettuale e accostarsi finalmente a un genere che ha fatto dell’emozione e dei sentimenti la sua bandiera. Che sia un viaggio romantico in una meta esotica o un frizzante scontro tra nemici sotto il sole d’agosto, c’è un intero universo narrativo che aspetta solo di essere (ri)scoperto.
Nelle prossime settimane, vi accompagneremo in questo percorso per mostrarvi che le storie d’amore non implicano solo l’evasione e le letture fresche e frizzanti, ma sanno anche trattare argomenti molto seri. Preparate la vostra borsa da spiaggia, accantonate i pregiudizi e lasciatevi travolgere.
Perché la vera leggerezza, quella che fa battere il cuore e sorridere l’anima, è tutto tranne che insostenibile.

 

Articolo a cura di Stella

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