La Memoria non è fatta solo di numeri: le voci che la Storia ha provato a cancellare

La Memoria non è fatta solo di numeri: le voci che la Storia ha provato a cancellare

Il 27 gennaio diciamo: “Per non dimenticare”. Ma cosa ricordiamo, esattamente?


Spesso, quando pensiamo alla Shoah, la nostra mente va alle immagini in bianco e nero dei cancelli, ai numeri spaventosi dei manuali di storia, alle masse indistinte. Sei milioni. Una cifra talmente grande da diventare quasi astratta, difficile da contenere in un solo pensiero.
Ma la Storia con la S maiuscola ha un difetto: spesso schiaccia le storie con la s minuscola. Quelle individuali. Quelle intime. 
I campi di concentramento non erano solo luoghi di morte, erano luoghi progettati per l'annullamento dell'identità. E, in quel disegno di sterminio, c'erano categorie di persone che per decenni sono rimaste ai margini della narrazione ufficiale, non solo per la loro fede, ma per chi erano, per chi amavano, per come vivevano.

Le ombre oltre il filo spinato

Per molto tempo, la memoria collettiva ha faticato a mettere a fuoco l'intero mosaico delle vittime. Abbiamo parlato poco dei Rom e dei Sinti, perseguitati con la stessa ferocia. Abbiamo taciuto sulle migliaia di "asociali" (i triangoli neri), sui Testimoni di Geova (i triangoli viola), sui prigionieri politici.
E abbiamo spesso dimenticato i Triangoli Rosa.
Uomini condannati non per aver commesso un crimine, ma per aver amato un altro uomo. Per molto tempo, le loro storie sono rimaste sepolte sotto un doppio strato di silenzio: quello dei campi prima, e quello della vergogna sociale poi, che è continuata ben oltre la liberazione del 1945.
Ricordare, oggi, significa avere il coraggio di guardare tutte quelle tessere colorate cucite sulle divise a righe. Significa riconoscere che l'orrore aveva molte facce, ma la resistenza umana ne aveva altrettante.


Perché leggere una storia inventata e non un saggio?

Qui entra in gioco la narrativa: dove il manuale di storia si ferma ai fatti, il romanzo è in grado, con il suo potere immaginifico, di entrare sottopelle e raggiungere il cuore dei lettori. Leggere storie ambientate in quel periodo non serve a “intrattenersi”, serve a esercitare l'empatia. Serve a ricordarci che, anche nell'inferno più buio, l'essere umano ha cercato disperatamente una scintilla di normalità, di calore, di amore.
Amare in un campo di concentramento era l'atto di ribellione supremo. Significava dire ai propri aguzzini: "Voi potete prendere il mio corpo, ma non potete decidere chi vive nel mio cuore".

Nascosti dal Mondo

"Nessun uomo e nessuna forza possono abolire la memoria", disse Franklin D. Roosevelt. 
E i protagonisti di Nascosti dal mondo ne sono la prova vivente. In occasione di questo Giorno della Memoria, vi invitiamo a scoprire un romanzo che è un vero e proprio viaggio in quelle pieghe della storia di cui ancora non si parla abbastanza. Pagina dopo pagina, non seguiamo solo le vicende dei due protagonisti, ma diventiamo testimoni di quella lotta silenziosa per restare umani quando il mondo intero ti tratta come un numero da cancellare.
Nascosti dal mondo ci ricorda che dietro ogni triangolo di stoffa c'era un nome, un passato e un disperato bisogno di futuro. È una lettura che fa male, ma è necessaria, perché alla fine ci lascia con un messaggio potente: l'odio può costruire muri e recinti, ma non può mai, mai, spegnere del tutto la luce dell'animo umano.
Questo 27 gennaio, ricordiamo leggendo. Per dare voce a chi non ha potuto raccontare la propria storia.

Vi lasciamo con questo meraviglioso video di Chiara @libriesegreti, che ringraziamo, che ci ha profondamente commosso.

 

 

Se pensi che il tuo cuore possa reggere, qui puoi trovare la storia di Kurt e John

 

 

Articolo a cura di Stella


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